lunedì 13 luglio 2026

COSA È LA VIS DEL TAV E PERCHE' NELLA TORINO-LIONE SI FA E A VICENZA NON SI FA.

Il punto da chiarire è molto semplice: quando parliamo di VIS, cioè di Valutazione di Impatto Sanitario, non stiamo parlando di una carta in più, di burocrazia o di un capriccio tecnico. Stiamo parlando dello strumento che serve a rispondere a una domanda essenziale: un’opera pubblica, prima di essere realizzata, ha valutato davvero gli effetti sulla salute delle persone che vivono nei territori attraversati?

Nel caso del TAV a Vicenza questa domanda diventa ancora più pesante, perché il progetto attraversa una città e un territorio già segnati dalla contaminazione da PFAS e PFBA, dalle interferenze con le falde, dagli scavi, dai cantieri profondi e dalle opere di consolidamento.

1. Che cos’è la VIS e come è regolata

La Valutazione di Impatto Sanitario è uno strumento che serve a collegare la valutazione ambientale con la salute pubblica. Non basta dire: misuro il rumore, misuro le polveri, misuro le vibrazioni, misuro le acque. La VIS deve fare un passo in più: deve spiegare che cosa significano quei dati per la salute dei residenti.

Il Ministero della Salute definisce la VIS come uno strumento a supporto dei procedimenti amministrativi e dei processi decisionali relativi a piani, programmi e progetti sottoposti a VIA. Le Linee guida nazionali sono state adottate con il D.M. Salute 27 marzo 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 maggio 2019. 

In concreto, una VIS seria deve contenere almeno questi passaggi:
- screening, cioè la decisione sul perché serve una valutazione sanitaria;
- scoping, cioè la definizione di quali rischi, popolazioni e aree devono essere studiate;
- profilo sanitario ante operam, cioè lo stato di salute della popolazione prima del cantiere;
- mappa dei recettori sensibili, quindi abitazioni, scuole, anziani, bambini, luoghi di cura, lavoratori;
- assessment tossicologico, per aria, polveri, acque, suolo, contaminanti, PFAS e PFBA;
- assessment epidemiologico, cioè valutazione degli effetti possibili sulle patologie e sui gruppi esposti;
- valutazione cumulativa, perché rumore, polveri, vibrazioni, traffico, falda contaminata e stress urbano non agiscono separatamente;
- misure di mitigazione sanitaria, non solo ambientale;
- monitoraggio sanitario integrato, prima, durante e dopo l’opera;
- sintesi non tecnica, comprensibile ai cittadini.

Quindi, detta in radio: una VIS non è un capitolo generico sulla salute pubblica; è un documento autonomo che deve dire chi rischia, cosa rischia, per quanto tempo, con quali misure di prevenzione e chi risponde se le cose peggiorano.

2. Perché a Vicenza non l’hanno prevista, mentre sulla Torino-Lione c’è

Qui bisogna essere precisi. Per le infrastrutture ferroviarie la VIS non è stata sempre trattata come obbligo automatico. Nella procedura del 1° lotto Verona–Bivio Vicenza, la richiesta di una VIS e di una VIIAS era stata posta in relazione al problema PFAS, ma la risposta istruttoria fu che questi strumenti non erano obbligatori per quella tipologia di progetto. Da lì si è consolidata una linea: non una VIS autonoma, ma una trattazione della salute dentro lo Studio d’Impatto Ambientale, il Piano di Monitoraggio Ambientale e le prescrizioni.

Il problema è che questa soluzione può forse reggere formalmente, ma non regge sostanzialmente in un territorio come Vicenza. Perché Vicenza non è un territorio neutro: è dentro una storia di contaminazione PFAS; ha falde fragili; ha cantieri urbani; ha scavi, acque di aggottamento, fanghi, terre e rocce da scavo, jet grouting, additivi cementizi e lavorazioni che possono interferire con le acque sotterranee.

La contraddizione diventa evidente se guardiamo alla Torino-Lione. In Piemonte la VIS sui cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione è stata effettivamente avviata e presentata pubblicamente. La Regione Piemonte richiama la VIS dei cantieri Torino-Lione e la collega alla DGR 12-358 del 29 settembre 2014 e alla Delibera CIPE; TELT afferma che, nel caso Torino-Lione, la VIS integra la VIA già approvata e rafforza il monitoraggio ambientale sui cantieri a garanzia della salute delle persone. 
Questo è il punto politico: se per la Torino-Lione si è ritenuto possibile, opportuno e utile costruire una VIS sui cantieri, perché a Vicenza no?
La risposta formale può essere: perché non era obbligatoria. La risposta sostanziale, però, dovrebbe essere un’altra: proprio perché Vicenza è un territorio PFAS, la VIS doveva essere prevista come garanzia aggiuntiva, anche se non ritenuta obbligatoria in senso stretto.
In altre parole: a Vicenza si è scelto il minimo formale invece del massimo di cautela. Anzi si sta tutelado la produzione del calcestruzzo cim l'acqua di falda ma non la salute dei cittadini, basti vedere le autorizzazioni del sindaco Possa mai sui filtri a carboni attivi.

E questa scelta pesa, perché oggi la città si trova a discutere di falde contaminate, PFAS, PFBA, filtri a carbone attivo, autorizzazioni, trattamenti delle acque e possibili ritardi dei lavori. Ma queste sono esattamente le questioni che una VIS avrebbe dovuto mettere al centro prima dell’avvio delle lavorazioni.

3. Una proposta possibile per il TAV a Vicenza

La proposta non deve essere ideologica. Non deve limitarsi a dire “fermare tutto” o “andare avanti comunque”. La proposta deve essere istituzionale, tecnica e sanitaria.

Primo punto: sospensione cautelativa delle lavorazioni più impattanti sulla falda, almeno per le attività che comportano scavo profondo, aggottamento, drenaggio, jet grouting, sottofondazioni, trattamento e scarico di acque di cantiere, finché non sia pubblicato un quadro sanitario completo.

Secondo punto: redazione immediata di una VIS autonoma per il tratto Altavilla–Vicenza–Stazione FS–area Tribunale, anche se tardiva, ma completa e pubblica. Deve essere espressamente denominata “Valutazione di Impatto Sanitario”, conforme al D.M. Salute 27 marzo 2019, e non confusa con un capitolo generico di “salute pubblica”.

Terzo punto: inventario chimico obbligatorio di tutti i prodotti di cantiere. Parliamo di additivi per jet grouting, fluidificanti, acceleranti di presa, resine, polimeri, impermeabilizzanti, calcestruzzi speciali, shotcrete e spritz-beton. Per ciascun prodotto servono schede tecniche, schede di sicurezza, dichiarazioni PFAS-free, esclusione di fluoropolimeri e precursori, analisi indipendenti sui materiali effettivamente usati.

Quarto punto: monitoraggio PFAS/PFBA integrato, non solo ambientale ma sanitario. Devono essere cercati almeno PFBA, PFBS, PFPeA, PFHxA, PFOA, PFOS, PFHxS, PFNA e gli altri composti pertinenti in falda, acque superficiali, acque di cantiere, fanghi, terre e rocce da scavo, prima, durante e dopo i lavori.

Quinto punto: coinvolgimento formale di ULSS 8 Berica, ARPAV, ISPRA, ISS, Comune, Regione, Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, RFI, IRICAV Due e Commissario straordinario in una conferenza pubblica sulla salute. Non una riunione tecnica chiusa, ma un percorso con dati pubblici, verbali pubblici, domande dei cittadini e risposte verificabili.

Sesto punto: sintesi non tecnica sanitaria per la popolazione. I cittadini devono poter capire dove sono i cantieri, quali contaminanti sono stati trovati, quali acque vengono pompate, dove vengono scaricate, quali filtri sono usati, quali limiti si applicano, che cosa succede se i valori peggiorano.

Il problema non è essere favorevoli o contrari alla ferrovia. Il problema è capire se una grande opera pubblica possa attraversare una città già colpita dai PFAS senza una Valutazione di Impatto Sanitario autonoma, pubblica e verificabile. Se per la Torino-Lione la VIS è stata attivata come garanzia aggiuntiva, Vicenza non può accontentarsi di meno. Qui non si chiede burocrazia: si chiede salute pubblica, trasparenza e responsabilità. E finché non saranno pubblici i dati, le analisi, gli additivi, le acque, i fanghi, le terre e le conseguenze sanitarie, il progresso resterà una parola vuota pronunciata sopra la testa dei residenti.

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