sabato 30 maggio 2026

CONFLITTO DI INTERESSI TRA I CONSULENTI DELLA REGIONE E DI UNA CAVA INQUINATA CON I PFBA

Le recenti notizie di stampa che [1] hanno interessato la Cava Vianelle ubicata tra Thiene e Marano Vicentino sono alquanto preoccupanti. Preoccupa il fatto che il consulente tecnico individuato dalla Regione Veneto per istruire l'iter di variante alla Valutazione di impatto ambientale della Superstrada pedemontana veneta resasi necessaria per la contaminazione da derivati del fluoro Pfba addebitata ai cantieri dell'arteria, sia lo stesso ingaggiato dal privato che gestisce quella cava proprio per valutare su quest'ultima l'impatto della presenza degli stessi Pfba, ci impensierisce. Per valutare la sussistenza di un potenziale conflitto di interessi nella mia veste di componente del direttivo dell'Osservatorio veneto sulle mafie, ho deciso di informare della cosa l'Anac, ovvero l'Autorità nazionale anticorruzione. Allo stesso tempo è stata informata la Prefettura di Vicenza. L'esposto è stato inviato pochi giorni fa. Peraltro va rilevato il totale silenzio da parte delle forze politiche dopo che i media hanno svelato questo lato poco conosciuto del caso Pfba all’inizio di maggio.

Risulta evidente dai documenti pubblicati che siano necessarie verifiche su possibili anomalie e profili di conflitto di interessi nella gestione della contaminazione della cava Vianelle tra Thiene e Marano Vicentino e della Variante per la SPV. L’esposto richiama il ruolo della società Sinergeo S.r.l. e del dott. Andrea Sottani, indicati come consulenti del gestore privato del sito di cava [2] e, al tempo stesso, già incaricati dalla Regione Veneto nell’ambito della variante allo Studio di Impatto Ambientale della SPV [3] dopo l’emergenza PFBA, procedura tuttora in corso e incompleta. Inoltre andrebbe approfondito il ruolo di altri dirigenti regionali e amministratori pubblici in relazione al fatto che la Variante allo Studio di Impatto Ambientale della SPV, sia limitata alle sole aree adiacenti ai tunnel di Malo-Castelgomberto e Sant’Urbano di Trissino - Montecchio M., senza estendersi alle cave di prestito, interessate dai depositi delle rocce inquinate dai PFBA, scavate nei tunnel. Al contrario il Progetto della SPV aveva predisposto, fin dallo Studio d’Impatto Ambientale del 2005, un dettagliato Piano Cave attuato da ben due Dirigenti Regionali incaricati per la Pedemontana Veneta: l’ing. Vernizzi e l’ing. Pellegrini. Si chiede inoltre di accertare la completezza e tracciabilità degli atti relativi alla riunione preliminare e al programma di caratterizzazione dei materiali presenti nel sito.

lunedì 18 settembre 2023

SPV UNA VORAGINE NELLE CASSE DEL VENETO

Mercoledì 20 settembre  2023 alle 20.45 nella sal convegni de La Fornace ad Adolo in un incontro pubblico patrocinato dal Comune di Asolo, saranno illustrate le conseguenze derivanti dalla realizzazione di questa grande opera, che dopo aver divorato 900 ettari di terreno fertile e di biodiversità ora si appresta a divorare le casse regionali di noi Veneti.

La Regione, infatti, se da una parte incasserà i pedaggi, di gran lunga inferiori alle ottimistiche previsioni, dato il loro elevato prezzo, dall’altra dovrà corrispondere fino al 2059 un canone annuale medio di oltre 300 milioni di euro prestabilito alla società concessionaria, l’italo-spagnola SIS.
Questo imperdonabile errore sta creando un buco nelle casse regionali e non potrà che peggiorare.
Insieme all’architetto Massimo Follesa dibatterà il Consigliere Regionale Andrea Zanoni e modererà il dibattito il giornalista Davide Nordio per discutere di questa grave situazione che sta causando tagli alla sanità,sociale, trasporti, scuole, ecc., cioè a tutti i servizi fondamentali che si dovrebbero garantire ai cittadini.

giovedì 17 febbraio 2022

L'IPOVEDENTE BIZZOTTO

Le notizie che trapelano in queste settimane dal processo Miteni in corso al Tribunale di Vicenza devono farci riflettere. Oggi assistiamo alla ennesima deposizione dei tecnici di ARPAV in qualità di testimoni proposti dall’accusa, ma noi sappiamo che per alcuni di loro è stato applicato un metro di giudizio che in altri contesti e in altri luoghi li avrebbe potuti vedere sui banchi degli imputati, in particolare per alcuni di loro si può dire che abbiano fatto parte dina ARPAV numero due. Una sorta di livello capace di applicare un metodo evoluto nei decenni di ispezioni verso alcuni tra i più influenti portatori di interessi dell’industria vicentina. Ad avvalorare questa visione e questo scenario ci sono le parole dell’attuale Procuratore capo di Vicenza, rese sull’operato di chi lo ha preceduto. Si tratta di parole pesanti come pietre sulla derubricazione delle ipotesi di reato ascritte ai tecnici ARPAV rilevate nella relazione della commissione parlamentare sui reati nello smaltimento dei rifiuti industriali.

La relazione della Commissione Ecomafie mette in evidenza che i tecnici di ARPAV non vedono, infatti «...nel corso dell’audizione dell’11 luglio 2019, Alessandro Bizzotto, dirigente del servizio controlli di ARPA Veneto, ha riferito che in effetti, nell’anno 2005, i tecnici dell’ARPA si erano recati presso la Miteni per sigillare il contatore di uno o più pozzi di attingimento dell’acqua di falda per uso industriale e che in tale contesto non avevano rilevato l’esistenza di una barriera idraulica, posto che il sistema di depurazione delle acque con i filtri a carbone, con tutta probabilità, era stato dalla società allocato in un sito distante dai pozzi di attingimento, che non erano distinguibili da quelli usati per l’emungimento delle acque destinate ad uso industriale.

sabato 20 novembre 2021

DA GREEN VALLEY A GREEN WASHING. No alla centrale si all'incerimento?

Monitoraggio attento, ossia un screening generale, del lavoratori del comparto pelle nonché della «popolazione» del distretto Agno-Chiampo al fine di valutare la presenza di eventuali «patologie correlate al settore» per fare poi in modo che ci sia «piena informazione e consapevolezza diffusa» sui possibili rischi e sugli interventi in materia di «prevenzione». Questo auspica l'associazione no alla centrale. Punto di vista ampiamente condivisibile ma c'è un ma, e bello grosso. È quello che scrivono in un punto preciso del loro comunicato che appare su Vicenzatoday.
È una questione centrale, perché l'associazione di presta a far circolare una notizia priva di fondamento e una sorta di ineluttabile verità autoavverante. Secondo questa non ci sarebbe alternativa al trattamento termico dei residui conciari. L'associazione no alla centrale lascia intendere che questo sia addirittura contenuto nell'accordo stato-regione del 2017.
Perché si prestino a questo è all'apertura di credito forse sta in quello che andranno a dire nel prossimo convegno di Arzignano sul tema della concia. Per ora quel comunicato propone una operazione di greenwashing del più basso dei livelli finora visti.
Questo perché in nessuno delle parole del documento e dei riferimenti in premessa si parla di trattamento termico dei fanghi, ma di studio.

sabato 3 luglio 2021

A TRISSINO UNO SCREENING SUI PFAS IMPERFETTO

A Trissino la situazione Pfas è insostenibile, ormai è noto a tutti che tra i residenti al di sotto del sito della ex Ricerche Marzotto vi sono livelli di pfoas nel sangue cospicui, da zona rossa o confrontabili con quelli degli operai della Miteni. È il vecchio Acido Perfluoro Ottanoico, l’APO sintetizzato a partire dalla fine degli anni 50 e poi industrializzato per la prima volta nelle ex scuderie di Villa Trissino. Siamo sulla sommità della collina a fianco della Villa acquistata da Gaetano Marzotto per il figlio Giannino. Li per 60 anni non si è fatto niente per bonificare l’area che era stata inquinata dai primi reattori per i Pafs. A nulla è servito l’allarme del sindaco di allora Luciano Rizzi, tanto meno è servito quello del 2013 che segnalava la continuità degli inquinamenti della Miteni in Colomabara con quelli della Rimar del 1976, che si era spostata dalle scuderie di Villa Trissino dalla metà degli anni 60. Come mai le inchieste e le indagini degli anni 70 si siano perse quel sito possiamo immaginarlo: eravamo appena usciti da una crisi terribile alla fine degli anni 60 nel settore del tessile e i Marzotto erano e sono un gruppo potentissimo con agganci diretti nel sistema di gestione e controllo del nostro paese.