Massimo Mamo Follesa
Ho deciso di accogliere l'invito degli amici per aderire all'Osservatorio sul fenomeno delle mafie, laboratorio di economia e di etica politica. Scrivo da alcuni mesi sulla sua rivista online https://legalitaetica.org/
martedì 7 luglio 2026
PFBA, solidarietà a Marco Milioni. La Regione Veneto chiarisca subito: sui documenti pubblici non sono ammissibili opacità, omissioni o “sbianchettamenti”
venerdì 12 giugno 2026
PFBA NEL VINO COSA DICE LO STUDIO DI CA' FOSCARI E PERCHE' SI PUO' DIRE CHE I PFBA SONO SOLO DI PROVENIENZA DA SPV
Un nuovo studio destinato alla rivista Environmental Pollution disponibile dal 3 giugno 2026, affronta un tema che tocca direttamente il Veneto contaminato dai PFAS: la presenza di sostanze perfluoroalchiliche nei vini prodotti dentro e attorno all’area della grande contaminazione della falda. Il titolo è già eloquente: Accumulation of PFAS in wine from a contaminated area: perfluorobutanoic acid (PFBA) as a molecular marker of PFAS groundwater contamination and implications of wine ingestion for human health.
Gli autori — Francesco Calore, Paolo Girardi, Alessandro Bonetto, Laura Pagnin e Antonio Marcomini, tutti del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari Venezia — hanno analizzato 76 campioni di vino raccolti tra il 2023 e il 2024. Il risultato centrale è netto: almeno un PFAS è stato quantificato in 73 campioni su 76. Il composto dominante è il PFBA, rilevato sopra il limite di quantificazione in circa il 94% dei campioni, con una mediana di 196 ng/L e un massimo di 18.067 ng/L.
Lo studio sostiene che il PFBA possa funzionare come marcatore molecolare della contaminazione della falda. I vini provenienti da aree DOC sovrapposte al plume di contaminazione presentano concentrazioni più elevate rispetto ai vini fuori plume. Il dato più significativo riguarda i vigneti prossimi alla falda: entro 75 metri, la concentrazione di PFBA nel vino cresce in relazione alla concentrazione stimata di PFBA nella falda più vicina. Il vino, dunque, diventa non solo prodotto agricolo, ma anche possibile bioindicatore ambientale.
Il lavoro è rilevante perché sposta il problema dei PFAS dal rubinetto alla filiera agroalimentare. La contaminazione non resta confinata all’acqua potabile: può arrivare al suolo, alle colture, all’uva e infine al vino. In alcuni scenari di consumo elevato, gli autori stimano possibili superamenti delle soglie tossicologiche di riferimento, soprattutto quando si applicano fattori di potenza relativa per valutare l’effetto della miscela di PFAS.
sabato 6 giugno 2026
PEDEMONTANA VENETA, PFBA E TERRE DA SCAVO: LA PROCURA NON PUO' FERMARSI ALLE GALLERIE
In questi giorni apprendiamo dai media regionali, in primis da un servizio di Alda Vanzan su Il Gazzettino del 3 giugno 2026 in prima pagina, della fissazione al 6 ottobre 2026 dell'udienza preliminare davanti al Tribunale di Vicenza per dodici tra dirigenti, tecnici e vertici societari di Spv e Sis, con ipotesi di inquinamento ambientale e omessa bonifica per la contaminazione da PBAs connessa alla realizzazione delle gallerie di Malo e Sant'Urbano. Si tratta dei cantieri della Superstrada pedemontana veneta: arteria nota come Spv, completata nel 2024 e che connette Montecchio Maggiore nell'Ovest vicentino a Spresiano nel Trevigiano, poco a nord del capoluogo della Marca.
Prendiamo atto della notizia relativa alla vicenda giudiziaria che riguarda Domenico Dogliani, presidente del cda e amministratore delegato di Spv; Matterino Dogliani, presidente del cda del consorzio Sis e vice di Spv; Claudio Dogliani, amministratore delegato e direttore generale di Sis; Roberto Mascarello, direttore generale di Spv; il cittadino spagnolo Miguel Angel Rufo Acemel, amministratore delegato di Sis; Fernardo Joaquin Pardo Garcia, manager di Spv; Pedro Antonio Seguenza Hernandez, vicepresidente di Sis; Luigi Cordaro, direttore di cantiere; Saverio Vita, direttore tecnico della Superstrada Pedemontana veneta; Giovanni Salvatore D’Agostino, procuratore speciale e direttore tecnico di Spv; Roberto Russo, con lo stesso incarico in epoca successiva; Stefano Reniero, valdagnese, responsabile ambientale della Pedemontana. . Con tutte le garanzie del caso sarà quindi la magistratura ad esprimere un giudizio nei loro confronti, fermo restando il fatto che gli indagati professano fieramente la loro estraneità ad ogni addebito. Al netto di tutto ciò, però è necessario fare chiarezza su alcuni aspetti. A differenza di quanto si potrebbe intuire leggendo la rassegna stampa di questi giorni, le cose sono assai più gravi. Non si può ridurre il cosiddetto affare dei Pfba al solo tema della contaminazione addebitabile al calcestruzzo impiegato nella realizzazione dei tunnel.
Più
nel dettaglio , la questione Pfba nella Superstrada pedemontana
veneta non può essere confinata agli additivi impiegati nei tunnel:
riguarda anche la movimentazione, il deposito e la dispersione delle
terre e rocce da scavo contaminate, conferite in numerosi siti
esterni all'opera. Già con un esposto-denuncia datato 8 novembre
2025, avevo chiesto al Comando dei Carabinieri del Noe di Treviso di
verificare un aspetto importante. Ma per quale motivo? In data 17
luglio 2025 il Ministero dell'ambiente e l'Istituto Nazionale per la
Sicurezza e la Ricerca Ambientale, l'Ispra, diffusero una
relazione molto dettagliata in cui, in riferimento all'impatto dei
cantieri Spv sugli ecosistemi, si descriveva una
situazione ambientale così degradata da far accapponare la pelle: la
relazione, puntualmente finita sulla stampa, dava conto di un quadro
che indicava non una generica contaminazione ma uno stato di disastro
ambientale.
Orbene, in ragione di quella indagine speciale
condotta dal Ministero dell'ambiente avviata proprio in seguito di un
mio esposto quale vicepresidente dell'associazione ecologista Covepa,
chiedevo per l'appunto al Noe di verificare se, dopo la comunicazione
curata dal Ministero e dall'Ispra, i dovuti adempimenti in capo agli
enti competenti, Regione Veneto in primis, fossero stati svolti da
chi di dovere: sia sul piano amministrativo sia sul piano penale.
Risultano documenti dai quali si evince la
continuativa presenza in SPV di tecnici dipendenti della Regione
Veneto nei tunnel in costruzione non si capisce
a controllare cosa.
Aggiungo che nella relazione vergata dall'Ispra su ordine del
Ministero dell'ambiente, si richiamavano espressamente
gli impatti derivanti dalle rocce di scavo contaminate da Pfba dei
tunnel di Malo-Castelgomberto e Sant'Urbano, distribuite su «svariati
depositi» costituiti da «alcune decine di cave» tra Bassano del
Grappa e Montecchio Maggiore.
Sempre la relazione
dell'Ispra, che risale all'anno passato ed è controfirmata
dall'Arpav, non lascia spazio a letture rassicuranti. Quel documento
spiega come l'istruttoria fosse finalizzata a verificare la presenza
di elementi tali da presumere un danno ambientale o una minaccia
imminente di danno ambientale nei territori interessati dalle
gallerie di Malo e Sant'Urbano. Inoltre, sulle terre e rocce da
scavo, l'Ispra riporta l'esistenza di una ventina di siti tra
discariche, cave attive ed ex cave, per circa tre milioni di metri
cubi di volume sciolto. di più, documenta concentrazioni
di Pfba nelle
acque meteoriche di dilavamento dei depositi, con valori fino a 2.212
nanogrammi per litro nella cava Cavedagnona ubicata nel Comune di
Montecchio Precalcino nell'Alto Vicentino
A pagina 62
della relazione Ispra si legge poi un passaggio che dovrebbe essere
assunto come elemento dirimente da ogni autorità pubblica,
magistratura per prima: secondo l'Echa, ovvero l'Agenzia europea per
le sostanze chimiche, i Pfba, sono sostanze previste come
probabilmente rispondenti ai criteri per cancerogenicità,
mutagenicità o tossicità riproduttiva di categoria 1A o 1B, oppure
con usi diffusi o dispersivi e probabile rispondenza a criteri di
classificazione per pericoli per la salute o l'ambiente.
Per
questo appare inaccettabile che il racconto pubblico e, a quanto
sembra, anche l'azione giudiziaria, non assumano fino in fondo la
dimensione sistemica del caso: non solo gallerie, non solo scarichi,
non solo filtrazione dell'acqua in uscita, ma filiera complessiva dei
materiali contaminati, cave di prestito, depositi, controlli
pubblici, tracciabilità, omissioni e responsabilità dei funzionari
che avrebbero dovuto prevenire, verificare e impedire la dispersione
dei cosiddetti Pfas del calcestruzzo.
È altresì
necessario che la Procura di Vicenza valuti, con la massima urgenza,
se nel fascicolo siano stati considerati tutti i precedenti rilevanti
connessi ai cantieri condotti dal concessionario Sis in altri
territori, compresi quelli che sarebbero emersi in relazione alla
circonvallazione ferroviaria di Palermo. Tali precedenti, ove
confermati, non possono essere trattati come elementi estranei:
potrebbero invece delineare un modello operativo, tecnico e
gestionale che merita accertamento autonomo.
Non è
sufficiente accertare se un additivo sia stato usato. Bisogna
accertare chi ha autorizzato cosa, chi ha controllato, chi ha omesso,
chi ha saputo e chi ha taciuto. La Regione Veneto non può limitarsi
a rappresentarsi come parte offesa se i suoi uffici hanno avuto un
ruolo preciso nel sistema autorizzativo, nel monitoraggio, nella
gestione dei materiali e nella risposta tardiva alla contaminazione.
L'udienza preliminare non può diventare quindi il perimetro
riduttivo di una vicenda molto più ampia. Il procedimento deve
estendersi alla verifica delle responsabilità pubbliche e private
nella dispersione dei Pfba nelle acque, nei suoli e nelle cave di
deposito delle terre e rocce da scavo.
La salute pubblica,
le falde e i territori attraversati dalla Pedemontana Veneta non
possono essere trattati come danni collaterali di una grande opera.
In ultimo poi va aggiunta un'amara considerazione. Sono anni che il
sottoscritto informa costantemente gli enti competenti in merito allo
stato di salute degli ecosistemi in relazione con l'impatto dei
cantieri della Spv. Nel lontano 2020 l'autorità giudiziaria è stata
informata con una denuncia specifica. Dal 2021 in poi a Borgo Berga
sono stati indirizzati non dei semplici esposti ma regolari
denunce-querele nelle quali, seguendo i dettami del codice di
procedura penale, mi sono dichiarato quale parte offesa proprio come
vicepresidente del Covepa, l'associazione ecologista che da anni
segue questo scottante dossier. Ebbene, proprio perché tutti gli
adempimenti formali, atti di significazione inclusi, sono stati
redatti diligentemente e regolarmente depositati, oggi dovrei essere
tra le parti offese di quel procedimento assieme alla Regione Veneto:
cosa che non è avvenuta. C'è qualcuno che vuole tenere lontani i
nostri occhi da quel fascicolo penale? C'è qualcuno che teme il
nostro approccio all'azione penale che è decisamente più incisivo
rispetto ai desiderata di tanta parte dell'establishment veneto? Come
stiano davvero le cose negli anfratti del potere nordestino, io non
lo so. Tuttavia, questa gravissima lacuna, come è noto, è stata
oggetto di una mia denuncia all'autorità giudiziaria trentina,
competente per territorio, in relazione a eventuali illeciti penali
commessi dai magistrati veneti. C'è qualcuno che sta manovrando nei
corridoi del potere affinché le associazioni siano tenute alla larga
dalle carte che scottano? Sono stati aperti altri fascicoli per caso?
Gradiremmo saperlo.
architetto Massimo Maria
Follesa
componente del direttivo dell'Osservatorio sul fenomeno
delle mafie, laboratorio di economia e di etica politica
sabato 30 maggio 2026
CONFLITTO DI INTERESSI TRA I CONSULENTI DELLA REGIONE E DI UNA CAVA INQUINATA CON I PFBA
Le recenti notizie di stampa che [1] hanno interessato la Cava Vianelle ubicata tra Thiene e Marano Vicentino sono alquanto preoccupanti. Preoccupa il fatto che il consulente tecnico individuato dalla Regione Veneto per istruire l'iter di variante alla Valutazione di impatto ambientale della Superstrada pedemontana veneta resasi necessaria per la contaminazione da derivati del fluoro Pfba addebitata ai cantieri dell'arteria, sia lo stesso ingaggiato dal privato che gestisce quella cava proprio per valutare su quest'ultima l'impatto della presenza degli stessi Pfba, ci impensierisce. Per valutare la sussistenza di un potenziale conflitto di interessi nella mia veste di componente del direttivo dell'Osservatorio veneto sulle mafie, ho deciso di informare della cosa l'Anac, ovvero l'Autorità nazionale anticorruzione. Allo stesso tempo è stata informata la Prefettura di Vicenza. L'esposto è stato inviato pochi giorni fa. Peraltro va rilevato il totale silenzio da parte delle forze politiche dopo che i media hanno svelato questo lato poco conosciuto del caso Pfba all’inizio di maggio.
Risulta evidente dai documenti pubblicati che siano necessarie verifiche su possibili anomalie e profili di conflitto di interessi nella gestione della contaminazione della cava Vianelle tra Thiene e Marano Vicentino e della Variante per la SPV. L’esposto richiama il ruolo della società Sinergeo S.r.l. e del dott. Andrea Sottani, indicati come consulenti del gestore privato del sito di cava [2] e, al tempo stesso, già incaricati dalla Regione Veneto nell’ambito della variante allo Studio di Impatto Ambientale della SPV [3] dopo l’emergenza PFBA, procedura tuttora in corso e incompleta. Inoltre andrebbe approfondito il ruolo di altri dirigenti regionali e amministratori pubblici in relazione al fatto che la Variante allo Studio di Impatto Ambientale della SPV, sia limitata alle sole aree adiacenti ai tunnel di Malo-Castelgomberto e Sant’Urbano di Trissino - Montecchio M., senza estendersi alle cave di prestito, interessate dai depositi delle rocce inquinate dai PFBA, scavate nei tunnel. Al contrario il Progetto della SPV aveva predisposto, fin dallo Studio d’Impatto Ambientale del 2005, un dettagliato Piano Cave attuato da ben due Dirigenti Regionali incaricati per la Pedemontana Veneta: l’ing. Vernizzi e l’ing. Pellegrini. Si chiede inoltre di accertare la completezza e tracciabilità degli atti relativi alla riunione preliminare e al programma di caratterizzazione dei materiali presenti nel sito.
lunedì 18 settembre 2023
SPV UNA VORAGINE NELLE CASSE DEL VENETO
Mercoledì 20 settembre 2023 alle 20.45 nella sal convegni de La Fornace ad Adolo in un incontro pubblico patrocinato dal Comune di Asolo, saranno illustrate le conseguenze derivanti dalla realizzazione di questa grande opera, che dopo aver divorato 900 ettari di terreno fertile e di biodiversità ora si appresta a divorare le casse regionali di noi Veneti.
giovedì 17 febbraio 2022
L'IPOVEDENTE BIZZOTTO
La relazione della Commissione Ecomafie mette in evidenza che i tecnici di ARPAV non vedono, infatti «...nel corso dell’audizione dell’11 luglio 2019, Alessandro Bizzotto, dirigente del servizio controlli di ARPA Veneto, ha riferito che in effetti, nell’anno 2005, i tecnici dell’ARPA si erano recati presso la Miteni per sigillare il contatore di uno o più pozzi di attingimento dell’acqua di falda per uso industriale e che in tale contesto non avevano rilevato l’esistenza di una barriera idraulica, posto che il sistema di depurazione delle acque con i filtri a carbone, con tutta probabilità, era stato dalla società allocato in un sito distante dai pozzi di attingimento, che non erano distinguibili da quelli usati per l’emungimento delle acque destinate ad uso industriale.




